INCONTRI ANNO 2026

  INCONTRO 72 - STORIA DI SHUGGIE BAIN di Douglas Stuart

VIDEO DELL'INCONTRO

CITAZIONI


NOTE BIOGRAFICHE 

Douglas Stuart (Glasgow, 1976) è uno scrittore e fashion designer scozzese-americano, noto per aver vinto il Booker Prize 2020 con il suo romanzo d'esordio, Storia di Suggie Bain. Cresciuto nella periferia operaia di Glasgow, ha studiato al Royal College of Art di Londra prima di trasferirsi a New York, dove ha lavorato per marchi come Calvin Klein e Ralph Lauren. I suoi libri esplorano la povertà, l'alcolismo e l'identità LGBTQ+ nella Scozia degli anni '80. 

I suoi romanzi sono fortemente autobiografici e focalizzati sul vissuto personale legato alle periferie degradate di Glasgow. E’ nato a Sighthill (Glasgow) nel 1976, ha vissuto un'infanzia segnata dalla povertà e dalla perdita della madre a causa dell'alcolismo.Si è trasferito a New York a 24 anni, ha consolidato una carriera di successo nel fashion design prima di dedicarsi alla scrittura.




RESOCONTO DELL'INCONTRO

  INCONTRO 72 -GABRIELLA GAROFANO E CANNELLA di Jorge Amado

VIDEO DELL'INCONTRO

CITAZIONI

NOTE BIOGRAFICHE 

Jorge Amado (1912-2001) è stato uno dei più celebri e tradotti scrittori brasiliani, noto come il "cantore di Bahia". Con uno stile ironico e sensuale, ha raccontato il Brasile popolare, le sue tradizioni afro-brasiliane e le disuguaglianze sociali. Intellettuale impegnato e comunista, ha vissuto in esilio, producendo opere fondamentali come Gabriela, garofano e cannella e Dona Flor e i suoi due mariti.

 Nato a Itabuna, Bahia, il 10 agosto 1912, in una famiglia di coltivatori di cacao.A causa della sua militanza nel Partito Comunista, fu perseguitato e costretto all'esilio in Europa e Sud America tra gli anni '40 e '50. Inizialmente focalizzato su romanzi di denuncia sociale (es. Capitani della spiaggia), la sua scrittura si è evoluta verso ritratti coloriti, ironici e magici della cultura baiana. Gabriela, garofano e cannella (1958), Dona Flor e i suoi due mariti (1966), Teresa Batista stanca di guerra (1972). 

Membro della Academia Brasileira de Letras dal 1961.  È morto a Salvador de Bahia il 6 agosto 2001. La sua opera ha contribuito in modo determinante a diffondere la cultura brasiliana nel mondo, fondendo realismo sociale e lirismo popolare.



RESOCONTO DELL'INCONTRO
 INCONTRO 71 -L'INVINCIBILE ESTATE DI LILIANA  di Cristina Rivera Garza

VIDEO DELL'INCONTRO



CITAZIONI
" Quello che so è che, dopo aver inoltrato la prima richiesta alla procura di Città del Messico, non sono più riuscta a fermarmi.
Le notti insonni e le improvvise crisi di pianto si sono moltiplicate quell'autunno. Ma piangere è un atto civile. E quel che stava accadendo lì, in quella casa dalle finestre pulite, sulle quali si affacciavano i rami dei lecci e delle magnolie, stava, in realtà accadendo altrove. Ero a Houston, ma in realtà mi trovavo nel passato. Ero a Houston, ma camminavo, al tempo stesso, nelle periferie del tempo."

"Il lutto, che con gli anni si era trasformato in una cerimonia solitaria, alla quale mi presentavo in silenzio, è scoppiato tra grida e manate. Quando arriva l'oppressione al petto e il gemito si affacciava tra le corde vocali, tornavo ad aprirela porta della sua stanza. la mano sulla maniglia, la polvere che fluttua ecumenica, nei raggi di luce. I suoi libri, i poster che vedeva ogni mattina. I taccuini, la domanda: e ora chi sono? Ero a Huston ma abitavo un tempo che si mtrovava al di là e al di qua della civiltà."




NOTE BIOGRAFICHE 

Cristina Rivera Garza è la scrittrice che ha vinto il Premio Pulitzer 2024 per Liliana’s Invincible Summer: A Sister’s Search for Justicememoir autobiografico tradotto in italiano con il titolo L’invincibile estate di Liliana.

Docente di Studi Ispanici all’Università di Houston, ha fondato e dirige il dipartimento di scrittura creativa, il primo in lingua spagnola in tutto il paese.

È autrice di racconti e romanziNessuno mi vedrà piangere ha vinto numerosi premi nazionali e ricevuto elogi da scrittori del calibro di Carlos Fuentes.

Nata il primo ottobre 1964, in Messico, nello stato di Tamaulipas, vicino al confine con gli Stati Uniti, ha iniziato a scrivere sin da giovanissima.

Laureata in storia dell’America latina, ha conseguito il dottorato di ricerca presso l’Università di Houston e insegnato in diverse università tra Messico e Stati Uniti. I suoi studi sono stati pubblicati su riviste prestigiose.

Accanto alla carriera accademica, ha continuato a coltivare l’amore per la scrittura, diventando la scrittrice messicana più prolifica e premiata della sua generazione. Oltre ai suoi libri, ha partecipato ad alcune antologie e sperimentato la scrittura attraverso diversi blog, che oltre a sperimentare la partecipazione anche del pubblico, sono diventati degli spazi di editoria indipendenteHa coniato il termine “tweetnovel” (tuitnovela in spagnolo) una sequenza temporale di un racconto scritta dai personaggi.

Ha impiegato trent’anni per scrivere L’invincibile estate di Liliana, sul femminicidio della sorella Liliana, studente di architettura uccisa a Città del Messico il 16 luglio 1990 dal suo ex fidanzato che non accettava che lei volesse lasciarlo e rifarsi una vita senza di lui.

Pubblicato nel 2021, è entrato subito a far parte delle migliori opere dell’anno del New York Times, del Washington PostEconomist e utilizzato come manifesto contro la violenza di genere e il femminicidio.

Ha ricostruito la storia della sorella partendo dalle indagini dell’epoca, raccontando la storia personale ma universale dell’ennesimo caso di violenza di genere, affinché la memoria della sorella, il suo passaggio terreno, non siano più messi a tacere nel silenzio del dolore.

Credo che gli scrittori non usino una lingua privata, che la lingua nella quale ci muoviamo sia sempre quella della collettività, della comunità a cui apparteniamo. Non avrei mai potuto scrivere questo libro senza la lingua che le donne hanno elaborato negli ultimi anni su questo tema, senza il linguaggio dei movimenti femministi che hanno cambiato i nostri paesi negli ultimi trent’anni, ha spiegato in un incontro pubblico.




RESOCONTO DELL'INCONTRO

La discussione inizia con la coordinatrice che presenta l'opera come un memoir originale e ibrido, che mescola insieme vari generi letterari: la testimonianza, l’indagine giornalistica e le interviste agli amici della sorella per affrontare, a trent'anni di distanza, il femminicidio della sorella dell'autrice avvenuto per mano dell’ex fidanzato.

Il dibattito entra subito nel vivo con il commento di una lettrice, che ammette di aver trovato l'incipit sulla burocrazia messicana estremamente pesante, quasi al punto di voler abbandonare la lettura per l'eccessiva precisione nel descrivere uffici e numeri civici. Tuttavia, riflettendo con gli altri, emerge l'idea che questa fatica sia un artificio voluto dall'autrice: la "lentezza kafkiana" serve a far percepire fisicamente al lettore come Liliana fosse stata letteralmente cancellata dai verbali e dalla memoria istituzionale.

Un altro partecipante sposta l'attenzione sul senso di colpa dell'autrice, suggerendo che Cristina Rivera Garza abbia scritto il libro per sciogliere un "nodo irrisolto" e per rimediare al fatto di non essere stata abbastanza vicina alla sorella all'epoca dei fatti, scoprendo aspetti della sua vita solo decenni dopo attraverso le sue lettere. Qualcuno ha sottolineato il taglio storico della narrazione, spiegando che l'autrice usa i diari e la calligrafia di Liliana per riportarla in vita e darle finalmente quella voce che le era stata tolta.

Particolarmente interessante è l'analisi tecnica di un'altra voce del gruppo che vede nel testo un vero laboratorio di scrittura. Paragona lo stile all'espressionismo, notando uno studio intellettualistico della parola e del linguaggio giuridico, anche se critica alcuni passaggi definendoli una "foresta di parole" che a tratti rischia di annullare l'idea centrale.

Il momento di massimo confronto avviene sulla metafora dell'orso: una partecipante legge un brano che paragona la vittima di violenza a chi, davanti a un orso, resta immobile per sopravvivenza. Questo scatena una reazione immediata nel gruppo: se da un lato il paragone è ritenuto calzante per descrivere la realtà psicologica delle vittime, dall'altro viene criticato perché potrebbe sembrare un insegnamento alla passività, mentre alcuni partecipanti insistono sulla necessità di reagire.

La discussione continua con l'emozione portata da qualcuno, che legge l'episodio del passero da liberare. Il gruppo concorda nel vedere in questo aneddoto una metafora straziante della vita di Liliana: il desiderio di libertà che si scontra con una fine tragica e inaspettata, proprio come l'uccellino che muore subito dopo essere stato liberato dal sacchetto.

Nella seconda parte della discussione, il gruppo di lettura approfondisce la personalità di Liliana, descritta come una ragazza che amava la libertà sopra ogni cosa e che stava cercando faticosamente di sottrarsi al controllo di un fidanzato estremamente possessivo e geloso. I partecipanti si soffermano su un dettaglio commovente delle ultime pagine del libro, dove viene raccontato che Liliana, poco prima della morte, aveva iniziato a cambiare abbigliamento scegliendo vestiti a fiori, segno di una svolta vitale e di un desiderio di assaporare una libertà che le è stata poi brutalmente sottratta.

Un punto di grande impatto emotivo riguarda il dolore dei genitori, che si trovavano in viaggio in Europa proprio quando avvenne l'omicidio. Il loro ritorno viene descritto come un trauma atroce: accolti dal grido ingenuo ma crudele dei bambini del quartiere che annunciavano la morte della figlia, i genitori si ritrovarono di fronte a una tragedia già esaurita, senza aver potuto ricevere notizie tempestive a causa dei limiti tecnologici dell'epoca. Secondo i lettori, questo immenso dolore familiare spiega perché l'autrice abbia avuto bisogno di ventinove anni per elaborare il lutto e trovare nella scrittura lo strumento per denunciare l'impunità e dare valore alla memoria della sorella.

La discussione tocca poi il tema della pura afflizione vissuta all'interno del cimitero, un luogo dove il tempo sembra bloccarsi e dove, a differenza del mondo esterno, non è possibile fingere una normalità che il lutto ha distrutto. Viene rievocato il momento in cui l'autrice comunica ai genitori l'intenzione di recuperare il fascicolo del delitto: nonostante l'esausta rassegnazione degli anni, il padre reagisce offrendo il proprio aiuto e la madre esprime con forza il bisogno di giustizia, dando inizio al percorso investigativo del libro.

Attraverso il richiamo alle riflessioni di Massimo Recalcati sulla luce delle stelle morte, i partecipanti riflettono su come il lavoro del lutto non serva a dimenticare, ma a trasformare il dolore e a passare dalla scomparsa irreversibile alla separazione dall'oggetto perduto. Viene inoltre analizzato il senso di colpa che spesso accompagna chi resta, legato a un'illusione di onnipotenza secondo cui si sarebbe potuto cambiare il corso degli eventi se solo si fosse capito prima, mentre la vita pone spesso di fronte all'ineluttabile. In conclusione, i partecipanti vedono nell'opera di Cristina Rivera Garza un tentativo di ricomporre i pezzi di una vita spezzata, restituendo dignità a una ragazza descritta come una studentessa di architettura seria e coscienziosa che voleva semplicemente vivere secondo i propri valori.


INCONTRO 70 - SODOMA E GOMORRA  di  Marcel Proust

VIDEO DELL'INCONTRO



CITAZIONI

LE INTERMITTENZE DEL CUORE - “ Una realtà che non esiste per noi finché non è stata ricreata dal nostro pensiero; e così soltanto in quell’istante - più di un anno dopo il suo funerale, a causa dell’anacronismo che tanto spesso impedisce al calendario dei fatti di coincidere con quello dei sentimenti - , in quel desiderio folle di precipitarmi tra le sue braccia, avevo scoperto che era morta. Ai disturbi della memoria sono legate le intermittenze del cuore. E' sicuramente l'esistenza del nostro corpo, simile per noi a un vaso in cui fosse rinchiusa la nostra spiritualità, a farci supporre che tutti i nostri beni interiori, le nostre gioie passate , tutti i nostri dolori, siano perennemente in nostro possesso. Forse è altrettanto inesatto credere che se ne vadano o ritornino. In ogni caso, se rimangono dentro di noi, rimangono per la maggior parte del tempo in una regione sconosciuta, dove non ci sono d'alcun giovamento e dove anche i più usuali vengono ricacciati indietro da ricordi di diversa natura, che escludono ogni simultaneità con essi all'interno della coscienza. Ma non appena si ricostruisce la cornice di sensazioni in cui sono conservati, i ricordi acquistano a loro volta il medesimo potere di espellere tutto quanro sia incompatibile con loro, installando in noi, solitario, l'io che li ha vissuti.”p.162

" Il morto s'impadronisce del vivo che diventa il suo somigliante successore, il continuatore della sua vita ininterrotta. Forse il grande dolore che consegue per la figlia alla morte di sua mamma, non fa che spezzare più presto la crisalide, accelerare la metamorfosi e la comparsa di un essere che ci si porta dentro e che in mancanza di una crisi capace di far bruciare le tappe e saltare di colpo varie fasi, sarebbe sopraggiunto più lentamente. Forse nel rimpianto di colei che non è più c'è una sorta di suggestione, che finisce col far affiorare sui nostri lineamenti delle somiglianze che già avevamo in potenza; e soprattutto, vi è un arresto della nostra attività più specificamente individuale ( nel caso di mia madre, il buon senso, l'allegria scanznati ereditati da suo padre) che non osavamo, finchè la persona amata era in vita,ad esercitare e che controbilanciava i tratti di carattere, per i quali eravamo eredi suoi.Morta lei, ci facciamo scrupolo di essere diversi; ormai ammiriamo solo ciò che era, che anche noi eravamo, ma mischiato ancora a qualcos'altro e che saremo d'ora in poi, in modo esclusivo. In questo senso si può dire che la morte non è inutile e che i morti continuano ad agire su di noi. agiscono ,anzi, più dei vivi perchè la vera realtànon è tratta che alla luce dalla mente, è l'oggetto di un'operazione intellettuale, così che noi conosciamo veramente solo quando siamo costretti a ricreare col pensiero quanto la vita di tutti i giorni ci nasconde....Insomma, nel culto del rimpianto per i nostri morti si nasconde un'idolatria per ciò che essi hanno amato. Non soltanto la mamma non poteva separarsi dalla borsa della nonna, diventata più presziosa che se fosse di zaffiri e di diamanti, dal suo manicotto, da tutti quei capi di vestiario che accentuavano ulteriormente la somiglianza tra loro, ma nemmeno dai volumi di Madame de Sevignèche la nonna aveva sempre con se e che mia madre non averbbe scambiato con il manoscritto originale delle Lettere."p. 177

" Il cocchiere, benchè giovanissimo, era il primo cocchiere dei Verdurin, il solo che fosse titolato nel ruolo; li conduceva, di giorno, a fare tutte le loro passeggiate, perchè conosceva tutte le strade, e di sera andava a prendere e poi riaccompagnava i fedeli. Era affiancato da aiuti straordinari ( che sceglieva lui stesso) in caso di necessità. Era un bravissimo ragazzo, sobrio e capace, ma con una di quelle facce malinconiche dove lo sguardo troppo fisso, tradisce un'eccessiva disposizione alla bile, magari anche alle idee nere." p.304 





NOTE BIOGRAFICHE 

Marcel Proust (Parigi 1871 - ivi 1922).

Figlio di Adrien, professore universitario di medicina, e di Jeanne Weil, di ricca famiglia ebrea, donna sensibile e colta alla quale restò morbosamente legato, all'età di nove anni cominciò a soffrire d'asma, malattia che lo tormentò tutta la vita.

Frequentò il liceo Condorcet di Parigi, dove strinse le prime amicizie importanti e collaborò al periodico studentesco Revue lilas; s'iscrisse poi alla facoltà di diritto, seguendo contemporaneamente corsi alla Scuola di scienze politiche e alla Sorbona, dove fu allievo di H. Bergson.

Collaborò a Le Banquet, la rivista fondata da un gruppo di amici del Condorcet, alla Revue blanche e ad altri periodici e quotidiani tra cui Le Gaulois, e, dal 1903, a Le Figaro.

Dal 1914 uscirono sulla Nouvelle revue française ampî estratti delle sue opere.

Fin dagli anni liceali frequentò assiduamente i salotti dell'alta borghesia e dell'aristocrazia parigina, di cui avrebbe poi stigmatizzato lo snobismo, e nell'affaire Dreyfus si schierò in favore della tesi innocentista.

Dopo la morte del padre (1903) e soprattutto della madre (1905) si dedicò interamente alla stesura della sua opera, in un progressivo isolamento che lo portò a tappezzare di sughero la sua stanza nell'appartamento di boulevard Hausmann dove si trasferì nel 1906, assistito negli ultimi anni dall'autista Alfredo Agostinelli e, dopo la morte di questo, dalla fedele governante Céleste Albaret.

L'unico, immenso romanzo che scrisse, dopo varî tentativi, a partire dal 1909 fino all'anno della morte, s'intitola À la recherche du temps perdu e consta di sette parti intimamente legate: la prima, Du côté de chez Swann, uscì nel 1913 a spese dell'autore da Grasset, dopo che il parere negativo di A. Gide ne impedì la pubblicazione presso Gallimard; seguirono (questa volta da Gallimard) À l'ombre des jeunes filles en fleur, che ottenne il premio Goncourt, Le côté de GuermantesSodome et Gomorrhe.

Postume apparvero le ultime tre parti: La prisonnière , Albertine disparue  e Le temps retrouvé.

Fondata su un impianto autobiografico, l'opera, la cui struttura ciclica richiama quella della Comédie humaine di Balzac e della Tetralogia di Wagner, è un grandioso affresco della società francese all'inizio del secolo, del suo linguaggio, delle sue passioni e delle sue leggi; allo stesso tempo è la storia di una vocazione artistica che si realizza dopo una lunga esperienza di tempo "perduto", tempo che nell'arte è possibile ritrovare, cioè rivivere nella sua verità.

 In contrasto con il canone dell'oggettività del realismo, la narrazione, dietro la quale è percepibile la lezione di Chateaubriand, di Nerval, di Baudelaire ma anche l'influsso degli studî della psicologia del tempo sulle "intermittenze" della memoria, si dispiega attraverso il punto di vista soggettivo di un narratore protagonista, a partire da un evento fortuito: un sapore "ritrovato" nel gustare una madeleine risveglia la memoria facendo inaspettatamente riaffiorare alla coscienza tutto un mondo dimenticato.

 Il racconto, che adotta la forma del monologo interiore e si sviluppa attraverso frasi lunghe, ricche di subordinate, ruota intorno a diversi poli ideologici: si va dalla critica ad ogni mitoamoroso o mondano, che tende a cristallizzarsi in idolo, alla prefigurazione di un bello in sé, a un discorso sull'omosessualità che fornisce lo spunto a una più vasta meditazione sulla condizione di vittima e di carnefice in cui precipita chiunque contragga un rapporto affettivo. Intrisa di un senso drammatico dell'esistenza, ma sorretta da un'ironia che diviene fervido umore narrativo, la Recherche trascende il clima decadente, che pure la sostanzia, per collocarsi agli apici dell'esperienza letteraria del ventesimo secolo. Il momento irrazionale (la memoria involontaria che nel contatto fra due sensazioni, l'una presente, l'altra passata, scopre la loro essenza comune e fa ritrovare il tempo perduto) è solo la prima tappa nel cammino verso l'arte, che si raggiunge nel completo dispendio esistenziale, di ragione oltre che di forze inconscie, poiché solo la ragione sa stabilire i nessi, creando un discorso narrativo.




RESOCONTO DELL'INCONTRO

Il video analizza approfonditamente il quarto volume della Ricerca del tempo perduto, Sodoma e Gomorra, attraverso un dibattito che intreccia filosofia, analisi dei personaggi e critica sociale. Un tema fondamentale è la riflessione sulla dialettica tra sterilità e fertilità, introdotta dalla celebre metafora botanica dell'ape che impollina i fiori ermafroditi. Secondo l'analisi, Proust suggerisce che l'essere umano non possa fecondarsi da solo: per generare arte, idee o relazioni significative è indispensabile l'incontro con l'altro. Questo concetto è strettamente legato all'idea che ogni individuo sia composto da una folla di io, una moltitudine di identità maschili e femminili che convivono contemporaneamente. La fertilità, dunque, non è data dal sesso biologico ma dalla capacità di cercare nell'altro la parte mancante della propria interiorità.

Nel corso della discussione viene chiarito perché Proust preferisca il termine inversione rispetto a omosessualità. L'inversione implica la ricerca di un'opposizione o di una completezza che manca, come un uomo con una forte componente femminile che cerca la mascolinità in un altro uomo, mantenendo così una dinamica di alterità. Le fonti sottolineano anche l'evoluzione storica di questa condizione, che nell'antichità greca appariva come una seconda natura spontanea, mentre nell'epoca moderna è diventata nevrotica e frammentata a causa delle restrizioni sociali. Il titolo stesso del volume richiama i versi di Alfred de Vigny sulla separazione dei destini tra Sodoma e Gomorra, indicando mondi che faticano a comunicare se non attraverso questa complessa ricerca dell'alterità.

Un altro punto centrale riguarda lo sguardo del narratore, che cambia radicalmente a seconda del soggetto osservato. Verso il Barone di Charlus, il narratore adotta un approccio quasi antropologico, studiandolo con sincerità e distacco, notando persino come egli riproduca inconsapevolmente i modi della propria madre. Al contrario, il rapporto con Albertine è descritto come un'ossessione basata sul controllo e sulla paranoia. In questo legame, il narratore non cerca un vero arricchimento ma tenta di imporre la propria volontà, rendendo il rapporto sterile. Le figure della madre e della nonna restano invece nebulose perché l'eccessivo coinvolgimento affettivo ne impedisce un'analisi oggettiva.

Viene inoltre esplorato il tema della profanazione del passato, considerata da Proust necessaria per mantenere vivi i ricordi. Per fare arte e per vivere il presente, bisogna avere il coraggio di utilizzare le figure care, trovando quell'essenza comune tra passato e presente. Un esempio è la ricerca in Albertine dello stesso bacio della buonanotte che il narratore chiedeva alla madre. Infine, il volume offre una feroce satira sociale, contrapponendo la nobiltà d'animo della famiglia del narratore alla crudeltà dei Verdurin, descritti come ipocriti e ignoranti. Accanto a loro appare Madame de Cambremer, simbolo di una nobiltà che ostenta una falsa originalità basata sul disprezzo per la cultura appresa, pur rimanendo prigioniera della propria vacuità.

Il quarto volume della Ricerca del tempo perduto, Sodoma e Gomorra, viene analizzato nel video attraverso un dialogo che mette in luce come l'opera si addentri in una dimensione più etica e critica, abbandonando l'autosufficienza per andare incontro all'altro. Un tema portante della discussione è il contrasto tra sterilità e fertilità, illustrato dalla metafora botanica dell'ape che visita fiori ermafroditi. Proust suggerisce che, proprio come certi fiori non possono fecondarsi da soli ma necessitano di un insetto che porti il polline da un esemplare all'altro, anche l'essere umano non può bastare a se stesso. Noi siamo descritti come una folla di io, un insieme di identità maschili e femminili, ma la vera fertilità nel pensiero, nell'arte e nei rapporti nasce solo quando cerchiamo l'alterità nell'altro invece di ripiegarci su noi stessi.

Questa riflessione si lega alla preferenza di Proust per il termine inversione rispetto a omosessualità. Mentre il concetto di omosessualità presuppone la ricerca dell'uguale, l'inversione indica che un individuo cerca nell'altro la completezza che gli manca: ad esempio, un uomo che possiede una forte componente femminile cercherà la mascolinità in un altro uomo. Nelle fonti viene evidenziato come questa ricerca dell'altro sia cambiata nel tempo, passando da una spontaneità quasi mitica, tipica degli antichi greci, a una forma moderna molto più nevrotica e frammentata a causa delle restrizioni e delle regolamentazioni della società contemporanea.

Il video mette inoltre in risalto la differente profondità con cui il narratore osserva i vari personaggi. Verso il barone di Charlus, l'approccio è descritto come quasi antropologico o da studioso di umanità; egli viene analizzato con sincerità e senza giudizio morale, rilevando persino come l'uomo riproduca inconsapevolmente i modi effemminati della propria madre. Al contrario, il rapporto con Albertine è segnato da un'ossessione che sfocia nel controllo patologico e in una certa misoginia. In questo legame, il narratore non cerca un vero arricchimento ma tenta di imporre le proprie paranoie, rendendo il rapporto sterile quanto un fiore non impollinato. Le figure della madre e della nonna rimangono invece più sfumate e nebulose, poiché il forte sentimento affettivo distorce la capacità del narratore di osservarle con distacco.

Un altro argomento affascinante è quello della profanazione del passato. Secondo l'analisi proposta, Proust ritiene necessario compiere una sorta di violenza sui ricordi e sulle figure care per mantenerli in vita ed evitare che diventino immagini morte. Profanare un ricordo significa utilizzarlo per dare senso al presente, cercando l'essenza comune tra passato e presente che è alla base della creazione artistica. Un esempio citato è quello del narratore che ricerca in Albertine lo stesso bacio della buonanotte che un tempo chiedeva alla madre, un atto che serve a mantenere vivo quel sentimento originale pur applicandolo a una nuova figura.

Infine, la discussione tocca la satira sociale, contrapponendo la nobiltà d'animo della famiglia del narratore alla meschinità del mondo mondano. I Verdurin vengono descritti come personaggi abominevoli, ignoranti e profondamente cattivi, che incarnano l'ipocrisia e la crudeltà dei circoli sociali. Accanto a loro appare Madame de Cambremer, simbolo di una nobiltà che ostenta una falsa originalità basata sul disprezzo per la cultura appresa, rivelando la vacuità di certe élite dell'epoca. In definitiva, il video presenta l'opera di Proust come una messa a terra scientifica dei vizi e delle ossessioni umane, condotta senza filtri anche sugli aspetti più patologici.



 INCONTRO 69 - UN GIORNO QUESTO DOLORE TI SARA' UTILE di  Peter Cameron

VIDEO DELL'INCONTRO

VIDEO  PARTE 1

VIDEO PARTE 2


CITAZIONI

"L'esperienza di condividere la camera con altri due ragazzi è stata talmente traumatica che non ricordo quasi nulla. So che si tratta di una reazione abnorme e nevrotica, e che probabilmente dovrei tacere e arruolarmi nell'esercito, dormire in una camerata con decine di uomini, cagare in un gabinetto senza porta e abbasssare la cresta, ma io non ero un militare e volevo solo un posto dove stare solo. Per me è un bisogno primario come l'acqua e il cibo, ma ho capito che non lo è per tutti."p.50



NOTE BIOGRAFICHE 

Peter Cameron è nato a Pompton Plains, New Jersey nel 1959 trasferendosi poi a Londra, ed ha frequentato l’American School dove ha scoperto le gioie della lettura, e ha iniziato a scrivere storie, poesie e testi teatrali. Cameron si è laureato all’Hamilton College, New York nel 1982 con una laurea in letteratura inglese.

Egli ha venduto il suo primo racconto alla rivista New Yorker nel 1983, che ha pubblicato più di dieci suoi racconti negli anni successivi. Questa notorietà ha facilitato la pubblicazione del suo primo libro, una raccolta di racconti dal titolo in One Way or Another, pubblicato da Harper & Row nel 1986.

 One Way or Another è stato premiato con una speciale citazione dal PEN/Premio Hemingway per l’opera prima.

Nel 1988 Cameron è stato assunto da Adam Moss per scrivere un romanzo a puntate per la rivista appena lanciata 7 Days. Questa serie, che è stata scritta e pubblicata un capitolo a settimana, divenne Leap Year, un romanzo di vita ed amore nella città di New York alla fine degli anni ottanta, pubblicato nel 1989 da Harper & Row, che ha anche pubblicato una seconda raccolta di racconti Far-flung, nel 1991.

All’inizio del 1990, Cameron ha smesso con I racconti brevi per rivolgere la sua attenzione ai romanzi. Il suo secondo libro The Weekend, è stato pubblicato nel 1994 da Farrar, Straus & Giroux, che ha anche pubblicato un terzo romanzo, Andorra, nel 1997. FSG ha anche pubblicato il quarto romanzo di Cameron, The City of Your Final Destination, nel 2002, e il suo quinto romanzo, Someday This Pain Will Be Useful to You, nel 2007. Il suo più recente romanzo, Coral Glynn, è stato pubblicato nel febbraio del 2012, sempre da FSG.

Il suo lavoro è stato tradotto in una dozzina di lingue e da parecchi dei suoi romanzi sono stati tratti dei film.



RESOCONTO DELL'INCONTRO

Abbiamo parlato del romanzo di Peter Cameron, "Un giorno questo dolore ti sarà utile", un'opera che stimola un acceso confronto tra i partecipanti a partire dal suo stesso titolo. Questa espressione, mutuata da un verso di Ovidio e citata anche da Catullo: Insisti e resisti questo dolore ti sarà utile, talvolta la medicina amara cura le ferite e nel libro assume una connotazione ironica poiché diventa anche motto per un campo estivo volto a "raddrizzare" adolescenti problematici attraverso il lavoro manuale e reclame per cerotti.

La discussione si sofferma sulla figura del protagonista, James, un diciottenne descritto non tanto come disadattato, quanto come "disallineato" rispetto alla società dei consumi e dei suoi coetanei. James emerge come un giovane dotato di una sensibilità e un'intelligenza fuori dal comune, estremamente consapevole del proprio mondo interiore ma profondamente solo in una New York descritta con precisione quasi cristallina.

Il contesto familiare di James è al centro del dibattito, venendo definito da molti partecipanti come una "gabbia dorata" altamente disfunzionale. Nonostante il benessere economico, tra i membri della famiglia regna un vuoto pneumatico affettivo e una cronica mancanza di dialogo, tanto che i genitori preferiscono delegare la gestione emotiva del figlio a figure esterne come la life coach o la psicanalista. La madre, al terzo matrimonio, e il padre, ossessionato dall'apparenza e dalla virilità, rappresentano modelli adulti vacui, rendendo la nonna l'unico vero punto di riferimento per il ragazzo. Il rapporto con lei è descritto come l'unico legame autentico e pragmatico del libro, capace di superare il salto generazionale attraverso un ascolto reale e un affetto non filtrato dalle convenzioni sociali.

Dal punto di vista letterario, il gruppo paragona spesso l'opera a "Il giovane Holden" di Salinger, ravvisandovi temi simili legati all'adolescenza e una feroce critica alla società americana, che tende a patologizzare ed emarginare chiunque diverga dai canoni dell'omologazione. Lo stile di Cameron viene lodato per la sua prosa limpida e piena di grazia, capace di trasmettere un senso di intimità e vicinanza al lettore nonostante tratti tematiche pesanti. In conclusione, i partecipanti osservano che il romanzo non culmina in una trasformazione radicale, bensì in una "presa di coscienza silenziosa": James impara ad accettare la sfida di vivere nel mondo, mantenendo integra la propria diversità e la propria visione critica della realtà.

Un punto di svolta significativo nel racconto è lo scherzo legato al profilo falso di Narciso Nero, che James crea per attirare John. Questa azione, nata dalla ricerca di un'identità o di un alter ego, lo porta infine a una presa di coscienza sul dolore arrecato agli altri, segnando un momento di crescita personale. Attraverso queste vicende, Cameron muove anche una critica feroce alla società americana, accusata di voler omologare chiunque sia leggermente diverso e di celebrare la vacuità del mondo dell'arte contemporanea.

Infine, la scrittura di Cameron è stata lodata per la sua pulizia formale e la sua precisione cristallina, capace di creare un'intimità immediata con il lettore. Lo stile è stato paragonato a una carezza esistenziale che riesce a trattare temi complessi o patologici con grazia e vicinanza emotiva, portando il protagonista verso una silenziosa presa di coscienza e l'accettazione di vivere nel mondo pur mantenendo la propria diversita’.

 

 

Post popolari in questo blog