INCONTRI ANNO 2026
INCONTRO 70 - SODOMA E GOMORRA di Marcel Proust
VIDEO DELL'INCONTRO
Marcel Proust (Parigi 1871 - ivi 1922).
Figlio di Adrien, professore universitario di medicina, e di Jeanne Weil, di ricca famiglia ebrea, donna sensibile e colta alla quale restò morbosamente legato, all'età di nove anni cominciò a soffrire d'asma, malattia che lo tormentò tutta la vita.
Frequentò il liceo Condorcet di Parigi, dove strinse le prime amicizie importanti e collaborò al periodico studentesco Revue lilas; s'iscrisse poi alla facoltà di diritto, seguendo contemporaneamente corsi alla Scuola di scienze politiche e alla Sorbona, dove fu allievo di H. Bergson.
Collaborò a Le Banquet, la rivista fondata da un gruppo di amici del Condorcet, alla Revue blanche e ad altri periodici e quotidiani tra cui Le Gaulois, e, dal 1903, a Le Figaro.
Dal 1914 uscirono sulla Nouvelle revue française ampî estratti delle sue opere.
Fin dagli anni liceali frequentò assiduamente i salotti dell'alta borghesia e dell'aristocrazia parigina, di cui avrebbe poi stigmatizzato lo snobismo, e nell'affaire Dreyfus si schierò in favore della tesi innocentista.
Dopo la morte del padre (1903) e soprattutto della madre (1905) si dedicò interamente alla stesura della sua opera, in un progressivo isolamento che lo portò a tappezzare di sughero la sua stanza nell'appartamento di boulevard Hausmann dove si trasferì nel 1906, assistito negli ultimi anni dall'autista Alfredo Agostinelli e, dopo la morte di questo, dalla fedele governante Céleste Albaret.
L'unico, immenso romanzo che scrisse, dopo varî tentativi, a partire dal 1909 fino all'anno della morte, s'intitola À la recherche du temps perdu e consta di sette parti intimamente legate: la prima, Du côté de chez Swann, uscì nel 1913 a spese dell'autore da Grasset, dopo che il parere negativo di A. Gide ne impedì la pubblicazione presso Gallimard; seguirono (questa volta da Gallimard) À l'ombre des jeunes filles en fleur, che ottenne il premio Goncourt, Le côté de Guermantes, Sodome et Gomorrhe.
Postume apparvero le ultime tre parti: La prisonnière , Albertine disparue e Le temps retrouvé.
Fondata su un impianto autobiografico, l'opera, la cui struttura ciclica richiama quella della Comédie humaine di Balzac e della Tetralogia di Wagner, è un grandioso affresco della società francese all'inizio del secolo, del suo linguaggio, delle sue passioni e delle sue leggi; allo stesso tempo è la storia di una vocazione artistica che si realizza dopo una lunga esperienza di tempo "perduto", tempo che nell'arte è possibile ritrovare, cioè rivivere nella sua verità.
In contrasto con il canone dell'oggettività del realismo, la narrazione, dietro la quale è percepibile la lezione di Chateaubriand, di Nerval, di Baudelaire ma anche l'influsso degli studî della psicologia del tempo sulle "intermittenze" della memoria, si dispiega attraverso il punto di vista soggettivo di un narratore protagonista, a partire da un evento fortuito: un sapore "ritrovato" nel gustare una madeleine risveglia la memoria facendo inaspettatamente riaffiorare alla coscienza tutto un mondo dimenticato.
Il racconto, che adotta la forma del monologo interiore e si sviluppa attraverso frasi lunghe, ricche di subordinate, ruota intorno a diversi poli ideologici: si va dalla critica ad ogni mito, amoroso o mondano, che tende a cristallizzarsi in idolo, alla prefigurazione di un bello in sé, a un discorso sull'omosessualità che fornisce lo spunto a una più vasta meditazione sulla condizione di vittima e di carnefice in cui precipita chiunque contragga un rapporto affettivo. Intrisa di un senso drammatico dell'esistenza, ma sorretta da un'ironia che diviene fervido umore narrativo, la Recherche trascende il clima decadente, che pure la sostanzia, per collocarsi agli apici dell'esperienza letteraria del ventesimo secolo. Il momento irrazionale (la memoria involontaria che nel contatto fra due sensazioni, l'una presente, l'altra passata, scopre la loro essenza comune e fa ritrovare il tempo perduto) è solo la prima tappa nel cammino verso l'arte, che si raggiunge nel completo dispendio esistenziale, di ragione oltre che di forze inconscie, poiché solo la ragione sa stabilire i nessi, creando un discorso narrativo.
RESOCONTO DELL'INCONTRO
INCONTRO 69 - UN GIORNO QUESTO DOLORE TI SARA' UTILE di Peter Cameron
VIDEO DELL'INCONTRO
VIDEO PARTE 1
VIDEO PARTE 2
CITAZIONI
"L'esperienza di condividere la camera con altri due ragazzi è stata talmente traumatica che non ricordo quasi nulla. So che si tratta di una reazione abnorme e nevrotica, e che probabilmente dovrei tacere e arruolarmi nell'esercito, dormire in una camerata con decine di uomini, cagare in un gabinetto senza porta e abbasssare la cresta, ma io non ero un militare e volevo solo un posto dove stare solo. Per me è un bisogno primario come l'acqua e il cibo, ma ho capito che non lo è per tutti."p.50
Peter
Cameron è nato a Pompton Plains, New Jersey nel 1959 trasferendosi poi a
Londra, ed ha frequentato l’American School dove ha scoperto le gioie della
lettura, e ha iniziato a scrivere storie, poesie e testi teatrali. Cameron si è
laureato all’Hamilton College, New York nel 1982 con una laurea in letteratura
inglese.
Egli
ha venduto il suo primo racconto alla rivista New Yorker nel 1983, che ha
pubblicato più di dieci suoi racconti negli anni successivi. Questa notorietà
ha facilitato la pubblicazione del suo primo libro, una raccolta di racconti
dal titolo in One Way or Another, pubblicato da Harper & Row nel 1986.
One Way or Another è stato premiato con una
speciale citazione dal PEN/Premio Hemingway per l’opera prima.
Nel 1988
Cameron è stato assunto da Adam Moss per scrivere un romanzo a puntate per la
rivista appena lanciata 7 Days. Questa serie, che è stata scritta e pubblicata
un capitolo a settimana, divenne Leap Year, un romanzo di vita ed amore nella
città di New York alla fine degli anni ottanta, pubblicato nel 1989 da Harper
& Row, che ha anche pubblicato una seconda raccolta di racconti Far-flung,
nel 1991.
All’inizio
del 1990, Cameron ha smesso con I racconti brevi per rivolgere la sua
attenzione ai romanzi. Il suo secondo libro The Weekend, è stato pubblicato nel
1994 da Farrar, Straus & Giroux, che ha anche pubblicato un terzo romanzo,
Andorra, nel 1997. FSG ha anche pubblicato il quarto romanzo di Cameron, The
City of Your Final Destination, nel 2002, e il suo quinto romanzo, Someday This
Pain Will Be Useful to You, nel 2007. Il suo più recente romanzo, Coral Glynn,
è stato pubblicato nel febbraio del 2012, sempre da FSG.
Il
suo lavoro è stato tradotto in una dozzina di lingue e da parecchi dei suoi
romanzi sono stati tratti dei film.
Abbiamo
parlato del romanzo di Peter Cameron, "Un giorno questo dolore ti sarà
utile", un'opera che stimola un acceso confronto
tra i partecipanti a partire dal suo stesso titolo. Questa espressione, mutuata
da un verso di Ovidio
e citata anche da Catullo: Insisti e resisti questo dolore ti sarà utile, talvolta
la medicina amara cura le ferite e nel libro assume una connotazione ironica
poiché diventa anche motto per un campo estivo volto a "raddrizzare"
adolescenti problematici attraverso il lavoro manuale e reclame per cerotti.
La
discussione si sofferma sulla figura del protagonista, James, un diciottenne
descritto non tanto come disadattato, quanto come "disallineato"
rispetto alla società dei consumi e dei suoi coetanei. James emerge come un
giovane dotato di una sensibilità e un'intelligenza fuori dal comune,
estremamente consapevole del proprio mondo interiore ma profondamente solo in
una New York descritta con precisione quasi cristallina.
Il
contesto familiare di James è al centro del dibattito, venendo definito da
molti partecipanti come una "gabbia dorata" altamente
disfunzionale. Nonostante il benessere economico, tra i membri della famiglia
regna un vuoto
pneumatico affettivo e una cronica mancanza di dialogo, tanto
che i genitori preferiscono delegare la gestione emotiva del figlio a figure
esterne come la life coach o la psicanalista. La madre, al terzo matrimonio, e
il padre, ossessionato dall'apparenza e dalla virilità, rappresentano modelli
adulti vacui, rendendo la nonna l'unico vero punto di riferimento per
il ragazzo. Il rapporto con lei è descritto come l'unico legame autentico e
pragmatico del libro, capace di superare il salto generazionale attraverso un
ascolto reale e un affetto non filtrato dalle convenzioni sociali.
Dal
punto di vista letterario, il gruppo paragona spesso l'opera a "Il giovane Holden" di Salinger,
ravvisandovi temi simili legati all'adolescenza e una feroce critica alla società
americana, che tende a patologizzare ed emarginare
chiunque diverga dai canoni dell'omologazione. Lo stile di Cameron viene lodato
per la sua prosa
limpida e piena di grazia, capace di trasmettere un senso di
intimità e vicinanza al lettore nonostante tratti tematiche pesanti. In
conclusione, i partecipanti osservano che il romanzo non culmina in una
trasformazione radicale, bensì in una "presa di coscienza silenziosa":
James impara ad accettare la sfida di vivere nel mondo, mantenendo integra la
propria diversità e la propria visione critica della realtà.
Un punto di svolta significativo
nel racconto è lo scherzo legato al profilo falso di Narciso Nero, che James
crea per attirare John. Questa azione, nata dalla ricerca di un'identità o di
un alter ego, lo porta infine a una presa di coscienza sul dolore arrecato agli
altri, segnando un momento di crescita personale. Attraverso queste vicende,
Cameron muove anche una critica feroce alla società americana, accusata di
voler omologare chiunque sia leggermente diverso e di celebrare la vacuità del
mondo dell'arte contemporanea.
Infine, la scrittura di Cameron è
stata lodata per la sua pulizia formale e la sua precisione cristallina, capace
di creare un'intimità immediata con il lettore. Lo stile è stato paragonato a
una carezza esistenziale che riesce a trattare temi complessi o patologici con
grazia e vicinanza emotiva, portando il protagonista verso una silenziosa presa
di coscienza e l'accettazione di vivere nel mondo pur mantenendo la propria
diversita’.



